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Antiche musiche liturgiche monopolitane nella Settimana Santa



    Una prima considerazione: l'organo, in quaresima, secondo l'articolo 66 del decreto "Musicam Sacram", dovrebbe tacere, per dar spazio alle più alte composizioni di musica corale polifonica lasciateci da Giovanni Pierluigi da Palestrina, o composizioni di altri autori tutt'ora viventi (Mons. Domenico Bartolucci, Direttore Perpetuo della Cappella Sistina).

    Si legge infatti nell'Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR): «In tempo di Quaresima è permesso il suono dell'organo e di altri strumenti musicali soltanto per sostenere il canto. Fanno eccezione tuttavia la domenica Laetare (IV di Quaresima), le solennità e le feste». (OGMR 313).

    E l’Istruzione Musicam Sacram precisa: «Il suono, da solo, [degli] strumenti musicali non è consentito in Avvento, in Quaresima, durante il Triduo sacro, nelle messe e negli uffici dei defunti». (Istruzione Musicam Sacram 66)

    Nei riti della settimana santa una particolare consuetudine era la celebrazione delle "
tre ore di Cristo in croce", testimonianza viva è la partitura (una rara copia è in mio possesso) completa di questa specie di "oratorio sacro" , composto dall'ormai dimenticato Maestro Michele Corona.

    La partitura riporta così scritto "Le tre Ore d'Agonia di N.S. Gesù Cristo", su versi di Metastasio, per coro a 4 voci miste con soli ed organo" (Composto dal 15 gennaio al 6 Febbraio 1932). Non si ha una fonte certa che attesti la reale esecuzione di questo "Oratorio sacro", ma è certo che rientrasse all'interno dei riti del Triduo Pasquale (collocabile durante la celebrazione della Passione di Cristo, il Venerdì Santo).

    Altro posto di rilievo lo occupa la celebrazione di Maria SS. Addolorata, per la quale fu musicato (dall'allora Maestro Michele Corona) la preghiera dello
Stabat Mater (in versione italiano-volgare), con una melodia molto sofferta, funebre e molto popolare.

    Altra consuetudine relegata al passato, e ormai quasi scomparsa (se non vivente in alcune piccole antiche confraternite) è la celebrazione della Via Crucis in canto.

    Alcune sono le composizioni, in mio possesso, che prevedono le 14 stazioni della via crucis meditate con dei versi in prosa che richiamano alcuni passi dei Profeti, dell'Antico e Nuovo testamento. Musicati per baritono e Organo.

    Queste stazioni sono sempre precedute da un "Atto di domanda" ("Teco vorrei, Signore, oggi portar la Croce. Nella tua doglia atroce, io ti vorrei seguir. Tu col divino Tuo Sangue vammi segnando i passi, ch'io laverò questi sassi col mesto lagrimar!")La scelta della voce del Baritono non è casuale: il timbro e registro tipicamente grave (Espresso dal Basso o Baritono) tendeva meglio a rafforzare quelle parole cariche di dolore e speranza nel vedere il Signore crocifisso, ma che di lì a poco avrebbe cessato i suoi tormenti (in croce), per risorgere a vita nuova.

    Assieme a queste composizioni, ormai giunte nel dimenticatoio, o malauguratamente smarrite e non più eseguite, si affiancano quei mottetti e versi popolari (cantati durante le processioni): Non t'adirar, Signor - Mio barbaro cuor - Ti saluto, o Croce Santa - Gesù mio, con dure funi - O fieri flagelli . Tutti canti atti a raffigurare le crudità dei flagelli inflitti a Nostro Signore. Celebre memoria storica, ancora in vita presso la Schola Cantorum Laudate Dominum ed eseguita il Giorno di Pasqua, è il canto "O Pane del ciel". Una prece eucaristica (rielaborata però ) che descrive questo "Pane disceso dal cielo" (Gesù Cristo) dalla sua venuta in mezzo a noi, fino alla sua morte in croce e risurrezione.


Stralcio da un articolo di Pierluigi Mazzoni pubblicato su Monopolitube del 22 Marzo 2013
- QUI -  potrete leggere il testo integrale dell'articolo


       



 
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